Ripartire dal lavoro, uscire dalla crisi

Clima favorevole alla crescita. Sta tutto in queste quattro parole il perché del successo del modello Bologna. Il vento della ripresa economica, flebile quanto si vuole ma reale, spira sui tendoni della Festa provinciale dell’Unità di Bologna.

È ancora una brezza, perché il maestrale di otto anni di crisi ha fatto danni a cose e persone, lasciato disoccupati ed esodati sul terreno e fa ancora molta paura. Eppure il barometro dell’economia comincia a segnare il bel tempo. La conferma arriva da Alberto Vacchi, presidente di Unindustria Bologna: nei giorni scorsi il numero uno di Piazza San Domenico, la sede dell’associazione di categoria degli industriali bolognesi, ha parlato di una “Bologna fuori dal cono della crisi”. E di fronte al pubblico della Festa del PD, che mercoledì 9 settembre riempie la Sala Zangheri, fa l’elenco dei motivi di questo successo: Philip Morris, Lamborghini, Aeroporto, Basf; e poi ancora Ducati e tanti altri grandi investitori. Gli stessi nomi risuonati in questi giorni nei dibattiti di Farerete, la convention che Confindustria ha tenuto nei locali della Fiera di Bologna e dedicata proprio ai “capitani d’impresa” del dopo-crisi. “In questa terra c’è humus favorevole per chi fa impresa”, spiegano Vacchi e Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna.

A spiegare gli ingredienti di questo humus è Virginio Merola: “collaborazione tra le imprese e le istituzioni e investimenti pubblici: solo il Comune, in questi anni, ne ha fatti per 250 milioni”, spiega il sindaco di Bologna. La brezza della ripresa spira forte. Ma i danni dei tornado della crisi sono tutti lì: disoccupati, esodati, precari, sottopagati, lavoratori sfruttati e piccole e medie imprese strozzate dalle difficoltà di accesso al credito e dal calo, causa statali, degli investimenti pubblici.

A ricordare l’altra faccia del presente sono i sindacati dei lavoratori: “Anche con i timidi segnali di ripresa non recuperiamo nemmeno il 50% di quello che abbiamo perso; la ripresa ci sarà, ma per pochi, la gran parte della popolazione vive ancora male”, spiegano Maurizio Lunghi, segretario provinciale della Cgil Bologna, Alberto Schincaglia (Cisl) e Giuliano Zignani (Uil). Insomma, per far sì che la ripresa non sia un venticello per pochi privilegiati bisogna ripartire dal lavoro. Dalla buona e giusta occupazione.

 

dibattito festa BO 09-09-15

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