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Diritto alla giustizia

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A chiusura della prima Festa nazionale dei Diritti, lunedì 19 settembre alla Festa dell'Unità provinciale si è svolto l'incontro "La lotta all'illegalità e alla corruzione: il diritto alla giustizia". All'iniziativa, introdotta da Maurizio Ricciardelli, segretario del Circolo PD dipendenti regionali, hanno partecipato gli esponenti PD Felice Casson (senatore), Antonio Mumolo (consigliere regionale e responsabile Diritti PD Emilia-Romagna), Andrea De Maria (responsabile nazionale Nuove forme dell'organizzazione e della comunicazione politica), Oriano Giovanelli (deputato e presidente Forum Pubblica Amministrazione nazionale) e Andrea Orlando (deputato e presidente Forum Giustizia nazionale), intervistati da Gigi Marcucci, caporedattore de l'Unità Bologna.

La legalità anche come strumento per porre fine alla perdurante agonia del governo e alla conseguente erosione nella fiducia nelle istituzioni: Orlando ritiene che sia possibile uscire da questo “cul de sac” con la Politica. In Europa i partiti che esprimono figure leader sono i primi a chiederne, in situazioni di conclamata ingovernabilità, il ritiro, ma in Italia questo non succede, in parte anche per l’allentamento del rapporto fra il territorio e i suoi rappresentanti. È necessario, quindi, ricostruire tale rapporto, con particolare attenzione alle modalità secondo le quali viene costruito il consenso e vengono raccolte le risorse economiche necessarie alla politica, nonché a come vengono utilizzati i ruoli nelle istituzioni. In estrema sintesi: è possibile contrastare la corruzione nella misura in cui esiste un controllo di carattere popolare sulle attività che vengono portate avanti dalle istituzioni.

Casson, sulla base della sua esperienza in magistratura e considerata la perdurante esistenza di grumi di potere occulto che (a partire dalla vicenda Gladio e a seguire P2, P3, P4) continuano a riprodursi, si è detto convinto che la soluzione repressiva non debba totalizzare la risposta dello Stato: questa, piuttosto, deve avvenire attraverso la capacità della politica di interpretare le situazioni, con lo scopo di impedire che queste consolidandosi possano tradursi in fatti. La politica, inoltre, quando necessario deve avere la forza di costringere i propri esponenti a compiere i “passi indietro” per ricostruire quel rapporto di fiducia che deve intercorrere fra amministratore e amministrati; una forza che il PD, in casi anche recenti, ha dimostrato di avere, mentre lo stesso non avviene nel campo del centrodestra.

Passando alla situazione Mumolo ha ricordato come la Regione Emilia-Romagna abbia condotto, con il contributo di realtà quali Direzione Nazionale Antimafia, ABI, associazione Libera ed altre, un’accurata indagine conoscitiva sulla situazione delle nostre province: il dato emerso è che il territorio regionale, anche in considerazione delle sue caratteristiche socio-economiche, è il quarto in Italia per confische di beni correlati al mondo dell’illegalità. Di qui una specifica legge regionale che prevede, fra l’altro, la creazione di un Osservatorio tematico (con relativa banca dati) e di uno specifico Centro di documentazione. Prevenzione dei fattori criminogeni e snellimento delle procedure burocratiche per l’assegnazione alla collettività dei beni confiscati, quindi, sono le linee guida di attività che saranno preconsuntivate nel 2013.

Sulla “questione morale” l’elettorato di centrosinistra è piuttosto sensibile ed esigente, ha evidenziato Giovanelli; l’effetto lungo del berlusconismo, però, potrebbe sopravvivere dalla chiusura di quell’esperienza e per questo motivo la ricostruzione morale del Paese dovrà necessitare di tempo, coerenza e rigore. Intuizioni del PD quali l’anagrafe degli eletti, la dichiarazione dei redditi della politica, di cosa si fa e si produce nelle istituzioni, di quali siano i patrimoni familiari, rappresentano un’innovativa modalità per affrontare la questione morale di berlingueriana memoria.

Nella lotta ai fenomeni di criminalità e di corruzione, d’altronde, il PD intende condurre una battaglia fondamentale; e non solo perché, come ritiene De Maria, una comunità nazionale vive a secondo dei principi che sa comunicare, ma soprattutto perché una classe dirigente deve rappresentare un esempio anche dal punto di vista morale. Tuttora insoluto, nell’ambito della giustizia sociale, anche il tema della mobilità sociale, secondo cui il figlio del professionista, ma troppo spesso anche quello dell’operaio e dell’impiegato, dal punto di vista lavorativo ricalca le orme del padre.
In casa PD le recenti vicende bolognesi hanno comportato scelte difficili dalle quali avrebbero potuto scaturire esiti imprevedibili, e forse non coincidenti con il netto successo delle ultime Amministrative; ma la chiarezza delle decisioni con le quali il Partito ha affrontato tali vicende ha costituito una tangibile esemplificazione di come il partito sia stato premiato nella sua scelta rigorosa rispetto alla moralità dei suoi esponenti e di come il fatto che in casa PD “la politica arrivi prima della magistratura” non sia solo uno slogan.

(d.b.)



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