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Pronti a elezioni anticipate

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Al 2013 non si arriva e la prossima legislatura dovrà essere “costituente”, per ricostruire il patto sociale con i cittadini e dare lavoro alle future generazioni: “noi siamo pronti”. Ecco la certezza e il disegno del segretario nazionale del PD Pier Luigi Bersani, ospite della Festa dell'Unità di Bologna domenica 18 settembre; all'incontro (incentrato sulle domande del direttore de l'Unità Claudio Sardo) partecipano anche Ettore Martinelli, responsabile nazionale Diritti del Partito, e Raffaele Donini. E' stata la Festa "di tutti i cittadini e dei record", annuncia il segretario del PD bolognese, salutando l'ospite: oltre un milione di ingressi, grazie al "lavoro generoso e prezioso" di oltre 5mila volontari e oltre 4 milioni di euro di incasso (più di 300mila € rispetto all'anno scorso).

”Il mondo ci chiede un cambiamento – enfatizza Bersani guardando alla manovra del Governo (“non darà un segno di fiducia perché chiede soldi a chi non li ha e non li chiede a chi li ha, e questo vuole dire recessione”) – il punto è un cambio politico”. Se siamo finiti nei “guai”, continua la diagnosi, è perché c’è stato un “blocco del processo riformatore”. In questa fase dobbiamo immaginare un appello largo, parto naturalmente da un’ipotesi di forze di centro sinistra (“Nuovo Ulivo”): “fare la foto di gruppo di chi è contro non è più sufficiente: ci vuole un patto fra società civica e i partiti”. La differenza con l’Unione è evidente, per il segretario: ora c’è il PD, con una sua proposta, l’Unione “non aveva il baricentro. Spetta a noi dire quel che vogliamo, anche guardando all’area che è stata ingannata da Berlusconi”. L’Italia deve ripartire da una “democrazia rappresentativa in cui tutti i partiti garantiscano la partecipazione democratica”. Ma questa ricostruzione non può essere chiesta solo all’opposizione, perciò dove siamo “non è responsabilità del solo Berlusconi”. Proprio oggi Bossi ha minacciato ancora una volta la “secessione”. C’è un “profondo disagio” nell’elettorato della Lega, osserva Bersani, “siamo noi il partito del Nord e siamo radicalmente alternativi” al Carroccio: il PD è “un partito nazionale che crede all’unità del Paese ed è saldamente legato ad un patriottismo costituzionale”. Le cose possono cambiare su scenari più grandi della penisola. Nel giro di un anno e mezzo, con le elezioni in tanti Paesi europei, ma anche negli Stati Uniti e in quindici paesi africani, ricorda il segretario, può avverarsi “una svolta, ma solo se usciremo dal provincialismo in cui ci hanno cacciato in questi ultimi 15 anni”. Berlusconi, prosegue, forse è stato il primo in Europa ad interpretare la linea delle destre (“no allo Stato, alla politica, agli immigrati, alle tasse”), mettendoci in più “l’impronta populista e con la Lega ha portato al governo tutti i populismi”. La deriva è stata un “ripiegamento localistico e corporativo”, ma è ora di recuperare il filo con la dimensione europea. Su questo piano si sta delineando un programma comune ai progressisti europei, a partire dalla tassa sulle transazioni finanziarie (“ora vuole la finanza pagare un contributo per quel che ha provocato?”). Intanto a casa nostra occorre “sbloccare il patto di stabilità per rilanciare gli investimenti locali e i 15 miliardi di euro che ti servono – è l’indicazione dell’ex Ministro dell’Economia dell’ultimo Governo Prodi - li vai a prendere da quelli che hanno fatto il condono per capitali illecitamente esportati”.

Chiude parlando di regole e di ricambio generazionale. L’inchiesta su Penati “è dolorosa per noi – ammette il segretario - abbiamo un elettorato ipersensibile a queste vicende, per fortuna. Non pretendiamo una diversità cromosomica, ma ne rivendichiamo una politica”. Ecco i punti: nella presunzione di innocenza, mai una parola d’intralcio alla magistratura; chiunque svolga una funzione di rappresentanza istituzionale o ricopra una carica politica, se coinvolto in una inchiesta per reati significativi, faccia un passo indietro; tutti sono uguali davanti alla legge, anzi in questi casi non condividiamo l’uso di uno strumento come la prescrizione. Tutti elementi che devono confluire in una futura legge sui partiti, è l’auspicio. Quanto al rinnovamento, Bersani non ha dubbi: salvo alcuni presidi fondamentali, “dobbiamo mettere in campo la nuova generazione, ma con la consapevolezza che siamo una squadra e che il solista senza orchestra non serve a nulla”. Infine, il referendum elettorale. Abbiamo un “atteggiamento amichevole” verso i promotori, riconosce, ma la consultazione ci consegna il “mattarellum” che abbiamo già sperimentato, ma che “non è lo strumento più adatto per la governabilità”. Nel caso, poi, di elezioni anticipate, ritrovandoci col “porcellum”, conclude il segretario, “dovremo trovare dei meccanismi di partecipazione per individuare le candidature, e ci vuole sempre il buonsenso per distribuire con sapienza le competenze e rispettare le differenze di genere”.



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