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Le prospettive del movimento: se non ora quando?

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Quando, se non ora, sarebbe più appropriato fornire un resoconto del movimento "Se non ora quando?", nato in seguito alla manifestazione del 13 febbraio e consolidato con la due giorni di Siena (9 e 10 luglio)?

Il dibattito, che si è tenuto sabato 10 settembre alla Festa dell’Unità, è stato aperto da Daniela Vannini, responsabile Diritti PD di Bologna, e coordinato da Simona Lembi, presidente del Consiglio comunale di Bologna, e ha visto avvicendarsi cinque fra le protagoniste del movimento, sul piano nazionale e locale: la prof.ssa Maria Serena Sapegno, docente di letteratura italiana e studi di genere; Raffaella Lamberti, presidente dell’associazione Orlando; Michela Marzano, filosofa e docente ordinario all’Università di Parigi V; Nadia Tolomelli, della Cgil provinciale; Anna Maria Tagliavini, direttrice del Centro documentazione delle donne di Bologna.

Dal dibattito è emerso un dato importante: la volontà, da parte delle donne che hanno aderito al movimento (e non solo), di fare si che SNOQ non rimanga un fenomeno isolato, ma, anzi, prosegua la sua attività in maniera organica e organizzata.

“Un grosso aiuto in questo senso lo darà il web”, afferma Simona Lembi, “In grado di tenere le fila, in tempo reale, fra donne di qualsiasi parte d’Italia, nel pieno rispetto dell’identità di ciascuna”.

SNOQ si distingue dai precedenti movimenti di rivendicazione femminile per due motivi: l’apertura, per la prima volta, al sesso maschile e il linguaggio, sostanzialmente inedito e desideroso di rappresentare la varietà di persone (indipendenti o aderenti ad altri gruppi) che ne fanno parte.

Sul tema del linguaggio si è soffermata Michela Marzano, invitando a fare attenzione alle trappole che potrebbero derivare da una sua interpretazione superficiale. Interessante lo scambio di opinioni con le coordinatrici sul significato delle espressioni “purezza femminile” e “pasionaria” che, nel primo caso, Marzano considera sospetta e, nel secondo caso, invita a rivendicare, in nome di un modello femminile inedito. Questo scambio di vedute è la prova evidente della fervidezza intellettuale e della varietà di punti di vista che caratterizzano il movimento.

Movimento che auspica di far convergere, ricorda Daniela Vannini, lo spirito autentico dei movimenti femminili degli anni Settanta con la capacità di leggere la realtà delle più giovani.

Nadia Tolomelli, invece, invita a riflettere sui numerosi tagli ai servizi (asili, scuole…), che la manovra intende implementare, in concomitanza con l’innalzamento dell’età pensionabile femminile (supporto dei nonni alle coppie con figli). Decisioni, queste, che con ogni probabilità mirano a ripristinare il modello femminile domestico. Perché sono tante le donne che, se ignobilmente costrette a scegliere fra figli e lavoro, optano per la prima.

Sul tema della rappresentazione femminile e sulla sua discordanza con la  realtà si soffermano Raffaella Lamberti e Anna Maria Tagliavini. Lamberti, che in questi ultimi mesi ha tenuto le fila dei diversi gruppi femminili, riuscendo a integrare anche esperienze autonome, ne parla in termini di prospettive del movimento che, a dispetto della rappresentazione  massmediologa, auspica sia composto da donne “unite, diverse e libere”. Insomma: trasversalità, nel rispetto delle differenze di ciascuno.

Tagliavini si sofferma sul dato ISTAT, che vede la donna sempre più presente nell’ambito di professioni altamente specializzate, come la magistratura e la medicina, a dispetto delle mistificazioni televisive; e propone, come passo successivo, un cambiamento radicale della mentalità, della politica e dell’economia. Portato avanti da donne e uomini insieme.

Simona Lembi coglie l’occasione per fornire la sua versione sulla polemica  del rimborso spese da parte del Comune, per la due giorni a Siena: si dice pronta a discutere le regole, rivendica il senso istituzionale della sua partecipazione e chiarisce che parte delle accuse rivoltele emergono da un vecchio preconcetto: “se un uomo riveste un incarico istituzionale per conto di un ente è lavoro, se invece lo fa una donna, è da considerarsi volontariato”.

Insomma, la classica interpretazione dei fatti fondata sulla doppia morale. Che il lavoro delle donne, è l’augurio di tutte, riuscirà a scardinare definitivamente.

Marìka Nesi



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