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L'impatto della Finanziaria sulla realtà bolognese

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Il secondo ministro a partecipare quest’anno a un dibattito della Festa dell’Unità di Bologna è Anna Maria Bernini, titolare del dicastero per le Politiche comunitarie, che domenica 11 settembre è intervenuta all’incontro “Bologna, Italia: la città nel quadro istituzionale e sociale nazionale”. L’iniziativa, introdotta da Stefano Caliandro, presidente del Consiglio provinciale, ha costituito, con il contributo della deputata Donata Lenzi e del senatore Walter Vitali, parlamentari PD, e di Gianluca Galletti, capogruppo UDC alla Camera, l’occasione per fare il punto sulla manovra finanziaria e sul suo impatto a livello locale.

Vitali, pur riconoscendo al ministro un contributo su importanti tematiche di ambito cittadino (i fondi per la metrotramvia, l’istituzione del Liceo musicale, la candidatura di Bologna ad ospitare le Universiadi), ha evidenziato come le misure previste dal Governo abbiano in realtà un impatto “zero” sul riassetto della situazione socioeconomica del Paese e ha ricordato che nei giorni scorsi il Fondo Monetario Internazionale ha attribuito all’Italia, entro il 2012, una prospettiva di crescita economica compresa fra lo 0 e lo 0,5%. In questo quadro si inseriscono la richiesta di Emma Marcegaglia di dimissioni del Presidente del Consiglio, l’indisponibilità di Casini fare da “ruota di scorta” della maggioranza e la conferma dell’apertura da parte di Pier Luigi Bersani all’ipotesi di un governo transitorio. Per quanto riguarda invece il tema della città metropolitana, Vitali ha ricordato che a Bologna se ne parla dal 1990, ma il processo si è fermato nel 1999; la sua ripresa è un fatto sostanzialmente recente. Vitali è disponibile a condividere le risultanze del Laboratorio urbano del quale da qualche anno è l’animatore e ha annunciato che non si ricandiderà in Parlamento.

Per Galletti, se è vero che la crisi ha una portata mondiale, il Governo negli ultimi tre anni ha fatto credere che tutto “andasse bene” e “i conti fossero sotto controllo”; ma il fatto che in estate si siano succedute più di una manovra dimostra che non è così. Galletti ha ricorda il reiterarsi dei tagli nei confronti degli Enti locali e la diminuzione della spesa assistenziale (assegni familiari, assegni per la non autosufficienza, ecc.) per 20 miliardi di euro negli anni 2012, 2013 e 2014. Le proposte dell’UDC: pensione di anzianità a 40 anni contributivi e pensione di vecchiaia al compimento dei 65 anni, a patto di destinarne le economie per favorire l’entrata dei giovani nel mondo del lavoro; accelerazione delle liberalizzazioni nel settori bancario, assicurativo, farmaceutico e delle professioni; sì ad un governo tecnico che possa portare a termine le misure necessarie al Paese, anche se impopolari. Sul livello bolognese, Galletti ha confermato la disponibilità dell’UDC a collaborare con l’attuale maggioranza, a patto che quest’ultima non si collochi in un’ottica di autosufficienza.

Riguardo alle possibili azioni di un governo tecnico, Donata Lenzi - una volta evidenziato il paradosso di due manovre nel giro di due mesi e il rischio che fra un mese il caso possa ripetersi- ha sottolineato come le forze politiche sarebbero nella condizione di assumersi le responsabilità in maniera svincolata da dinamiche di carattere strettamente politico, in particolare per le scelte sulle politiche di tutela delle fasce deboli della popolazione. Motivando la partecipazione del PD allo sciopero indetto dalla CGIL, ha ricordato che la manovra governativa contiene un articolo che divide il Paese: quello che permette di superare (tranne che sulla maternità) il codice del Diritto del Lavoro con la sottoscrizione di accordi aziendali fra parti datoriale e sindacale; anche sul tema dei licenziamenti senza giusta causa. Lenzi ha poi evidenziato come lo stesso Formigoni, governatore PDL della Lombardia, abbia denunciato l’impatto di una manovra che si scarica per il 50% sulle Regioni, le quali però rappresentano non più del 25% della spesa pubblica. Sul tema della città metropolitana, infine, una corretta individuazione delle priorità dovrà porre il tema “a cosa serve” a monte di quello su “chi la comanda”.

Per il ministro Bernini i conti pubblici sono in realtà sotto assoluto controllo e la crisi economica ha avuto un impatto che nessuno poteva immaginare. Oggi la Banca Centrale Europea acquista nostri titoli di stato a fronte dell’affidabilità che il sistema Italia è in grado di garantire e il fatto che il percorso della manovra consista in un iter di tipo parlamentare testimonia la “democraticità” del suo percorso. Riguardo all’istituzione della città metropolitana, secondo il ministro l’attuazione della stessa potrà avere luogo una volta superate problematiche legate non tanto alla velocizzazione dell’iter, quanto agli accordi a livello territoriale.

(d.b.)



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