Un nuovo diritto sociale da garantire a tutti. E' evidente - afferma il senatore Vincenzo Vita - che l’era digitale apra una nuova modalità di interloquire con i cittadini e ponga nuove modalità di essere e di porsi delle istituzioni. Si apre un nuovo scenario in cui diventa prioritario riconoscere al cittadino, innanzi tutto, il ”diritto all’accesso informatico”, che deve diventare un nuovo diritto sociale, come già sono quelli legati all’istruzione, alla sanità ed al lavoro, solo per citare i più importanti.
Tutto questo, però, non deve degenerare, come è accaduto per la televisione pubblica, che ha visto la proliferazione delle reti private fino ad arrivare al conflitto di interessi del nostro attuale primo ministro, Silvio Berlusconi . Ecco il nuovo principio dell’era digitale, affermato e illustrato nella serata dell’8 settembre nel dibattito “I diritti nell’era digitale” nell’ambito della Festa dell’Unità del PD di Bologna.
Un altro problema che emerge subito nella discussione è quello legato ”alla libertà di circolazione dei contenuti all’interno della rete“. Perché, spiegano i relatori, come un obbligo morale e sociale la politica si prefigge di perseguire la strada allargata dell’alfabetizzazione informatica, rivolta a quelle fasce di popolazione che ancora non accedono all’uso informatico e che per questo sono discriminate ed escluse.
Secondo Stefano Trumphy, presidente di Società Internet, sezione italiana di ISOC, e attuale collaboratore del Governo italiano (lo è stato anche con D’Alema e Amato), è “fondamentale” delineare alcuni diritti fondamentali legati all’uso della tecnologia e produrre poi una normativa ad hoc che li disciplini. Trumphy ha parlato di “diritto all’accesso universale”, cioè garantito a tutti, di “neutralità della rete”, su cui i provider non intervengano con azioni limitative e qualitative perché ogni comunicazione deve potere giungere da un punto all’altro senza intromissioni. Non come accade, invece, in Cina o in Tunisia, dove il Governo “filtra“ le informazioni che vengono passate. Ma è anche vero che chi sa usare bene la rete sa pure aggirare ostacoli come questo. Un altro diritto è quello della “sicurezza” utile ad evitare, ad esempio, truffe o azioni negative di adescamento da parte di pedofili. In questi casi intervengono le Polizie Postali ed il Ministero dell’Interno, predisponendo adeguate azioni repressive. E ancora, i diritti alla “privacy” e alla “proprietà intellettuale”, collegato questo soprattutto ad un discorso economico; infine, il “diritto all’anonimato”, che aiuterebbe a far circolare con più libertà i dati. Ma, accanto ai diritti, esistono anche i doveri dell’utente della rete, quelli che cadono sotto la parola netiquette, una sorta di buone maniere da condividere.
Per l’assessore regionale Alfredo Peri, con delega fra le altre alle Reti di Infrastrutture materiali e immateriali, è giusto “non dimenticare i vecchi e consolidati diritti, non meno importanti”. Attualmente la Regione sta lavorando nel campo della sperimentazione telematica, all’interno del Piano telematico regionale, cercando di fare arrivare la rete laddove non c’è. Non dimentichiamo, sottolinea Peri, l’azione fondamentale legata al conoscere: ”Chi sa ha potere.” Ma per farlo, precisa l’assessore, occorre una maggiore cooperazione tra enti, associazioni e istituzioni, per far sì che la pubblica amministrazione sia realmente accessibile, trasparente e innovativa, in linea con i tempi che richiedono efficienza e tempestività , e che, allo stesso tempo, valorizzi quanto già esiste in materia di competenze, dati, informazioni e servizi per creare un “ambiente intelligente” dove la tecnologia rivesta un ruolo portante.
Per l’assessore alla Comunicazione del Comune di Bologna, Matteo Lepore, il PD, tra i vari obiettivi, deve porsi proprio quello della costruzione di una rete capillare ed efficiente. Già durante la campagna elettorale del Sindaco Virginio Merola, racconta Lepore, sono stati usati i social network, che hanno “umanizzato la politica” e che tuttora sono utilizzati per illustrare alla città in tempo reale quanto Sindaco e Giunta stanno facendo. La stessa Rete civica Iperbole, lanciata già ai tempi del mandato di Walter Vitali, è a disposizione del cittadino. L’idea è di creare una “Agenda digitale della città ”, da discutere con la stessa cittadinanza, per disegnare quella che viene definita una “città intelligente”, assieme a Regione e Provincia, per l’affermazione di una “democrazia locale ed urbana di alto livello”, che potrebbe , ad esempio, monitorare gli spostamenti dei cittadini in bici, treno, bus.
Anche per Dimitri Tartari, assessore alla Comunicazione del Comune di San Giovanni in Persiceto, è importante che un piccolo Comune diffonda l’uso della rete per abbattere distanze reali ed istituzionali con i cittadini al fine, anche, di predisporre tante “buone pratiche” utilizzabili da altri Comuni o per relazioni anche più allargate fra enti, associazioni, imprese. La domanda di rete sta crescendo, questo è certo, e vanno intraprese iniziative per dare maggiore conoscenza sull’uso delle tecnologie, nelle scuole soprattutto, perché, conclude Tartari, “il mondo virtuale è la nuova realtà , bisogna prenderne atto, altrimenti si rimane indietro”.
Rita Fortunato
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