C'è un aspetto che accomuna la Legge n. 194/1978 sull’interruzione di gravidanza, la Legge n. 40/1994 sulla procreazione assistita e il Ddl sul testamento biologico. Infatti, benché esse siano state promulgate in momenti storici diversi, dei quali mostrano evidenti le tracce, le tre norme regolamentano tre momenti specifici dell’Essere umano: il diritto alla nascita (Legge 194/78), il diritto alla procreazione (Legge 40/1994) e il diritto alla sospensione delle terapie, in caso di malattie e lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti (Ddl sul testamento biologico).
Si è discusso della questione venerdì 9 settembre, nell’ambito dell’iniziativa “C’è legge e legge: interruzione volontaria di gravidanza, procreazione medicalmente assistita testamento biologico”, coordinata da Corrado Melega e promossa dalla Conferenza Donne Democratiche Bologna.
Al dibattito sono intervenute la dott.ssa Marinella Lenzi, che si occupa dell’applicazione dell’interruzione farmacologica all’ospedale Maggiore di Bologna, e la dott.ssa Elisabetta Feliciani, impegnata nel campo della procreazione assistita. “La Legge 194 sta riscontrando una crescente difficoltà ad essere applicata, nonostante sia in vigore da oltre trent’anni”, afferma la dott.ssa Lenzi, puntualizzando che le principali difficoltà sono dovute all’obiezione di coscienza dei medici (scelta sempre più strumentale e meno etica) e alla difficoltà ad introdurre l’interruzione farmacologica. “Tuttavia, nonostante gli attacchi alla norma e alla RU486 - prosegue – la percentuale delle interruzioni si è ridotta drasticamente e, nel frattempo, si è sviluppato un fenomeno migratorio verso le strutture ospedaliere bolognesi, da parte delle donne che intendono interrompere la gravidanza farmacologicamente”.
La dott.ssa Feliciani, invece, si sofferma sui numerosi divieti della legge 40/1994, che si inserisce con fatica nel quadro legislativo europeo. “Sono 10.000 le coppie che ogni anno migrano verso la Svizzera e la Spagna per ottenere maggiori possibilità di successo e un trattamento più adeguato - sottolinea - e il paradosso è che il 90% di queste coppie è eterosessuale e sposata: criteri che permettono l’accesso al trattamento anche in Italia”. La principale problematica consiste nel trattamento standardizzato per le differenti coppie, che prescinde dal loro stato di salute e dalle eventuali complicanze. L’applicazione della sentenza n. 151/2009 della Corte Costituzionale, tuttavia, lascia ben sperare, nonostante non si debba comunque sottovalutare la disparità legislativa fra Italia ed Europa, così come fra le Regioni italiane, permeate da mentalità differenti.
Il prof. Carlo Flamigni, membro del Comitato Nazionale di Bioetica, pone invece l’accento sul significato delle definizioni mediche, talvolta stravolte dalla politica per un fatto meramente funzionale. Quindi, nonostante il termine “eterologo” definisca “un organo, un tessuto o una sostanza organica proveniente da specie animale diversa da quella considerata”, il suo significato è stato esteso all’ovodonazione e alla donazione del seme, per sovrapporre alla terapia un’implicita connotazione bestiale. Stesso discorso per l’errata coincidenza fra sterilità e infertilità , destinata a confondere le idee al soggetto che si approccia alla norma. Flamigni, infine, si focalizza sulle “passerelle”, che vietano ma non sanzionano numerosi aspetti della legge 40/1994.
A conclusione del dibattito, il prof. Stefano Canestrari, ordinario di Diritto penale all’Università degli Studi di Bologna, approfondisce la questione della tutela del soggetto giuridico e fornisce un’interpretazione comparativa delle tre norme, dalla quale emerge in modo chiaro l’orientamento pedagogico-moralizzante della Legge 40/2004 e del Ddl sul testamento biologico.
Certamente queste ultime due norme, assieme anche al riassetto dei servizi definito dalla manovra, mirano a ledere il Diritto di scelta delle classi medio-basse, intaccandone l’accessibilità alle strutture e facendo si che questo Diritto divenga sempre più elitario.
Marìka Nesi
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