La questione è una sola: lo scollamento fra la politica e i suoi elettori. Non esiste più ciò che per Berlinguer era doveroso, ovvero una politica aderente a tutte le pieghe della società . Nello specifico una politica che sappia interpretare, dialogare e soprattutto rispondere alle richieste della gente comune. Questo è quanto emerso dall’incontro del 9 settembre alla Festa dell’Unità di Bologna dove era presente Riccardo Terzi, sindacalista e politico, autore del libro La pazienza e l’ironia (ed. Ediesse). La raccolta di saggi, che comprendono l’esperienza dell’autore dagli anni ’60 fino ad oggi, prima nel Pci e poi nella CGIL, è stata battezzata da Fausto Bertinotti, Emanuele Macaluso, Ettore Martinelli e Paolo Nerozzi.
La figura di Riccardo Terzi, che ha consolidato il suo pensiero politico nella CGIL, è stata ben disegnata da Bertinotti che lo ha definito un personaggio assai interessante della politica attuale, un importante testimone di quella memoria “classica” che ancora attribuisce, appunto, alla politica un ruolo fondamentale nella società . “Terzi ha fatto tutte le cose a rovescio – ha detto ironicamente Bertinotti – non ha iniziato la sua attività all’interno di un sindacato ma ad esso è approdato nella fase successiva della sua carriera, dopo avere militato nel partito”. La sua svolta personale ebbe luogo nel 1979 allorché, dopo aver criticato il compromesso storico di Berlinguer, gli vennero negate la pubblicazione di un articolo e la possibilità di intervenire al congresso del Partito. Un pezzo di storia che lo stesso Terzi ha raccontato illustrando i meriti, ma anche i fallimenti, propri del comunismo dell’ultimo trentennio, dal compromesso storico ad oggi.
Ma a conti fatti dove ha inizio questa crisi storica? Secondo l’analisi critica di Terzi, un tempo la politica aveva un maggiore senso di appartenenza, era viva e movimentata. Oggi sembra chiusa in una cella, senza una meta chiara. Una crisi probabilmente che ha avuto inizio a partire dagli anni ’60: quando, prima e dopo l’invasione sovietica della Cecoslovacchia che stroncò la primavera di Praga, il Partito fu restio ad imporre una riattualizzazione più coraggiosa delle istanze del movimento comunista. Va comunque detto che il ‘900 è stato un secolo che ha portato il pensiero politico al massimo del suo splendore, mostrandosi capace di agire, di dare un senso al futuro che si prospettava. Il politico di una volta, secondo Bertinotti, si riconosceva proprio dal fatto che la sua azione era supportata da una cultura politica di buon spessore. Tutto ciò alla fine non riuscì comunque ad impedire il montare di un conformismo di destra che dura tutt’oggi e che ci ha condotto dove esattamente siamo.
Tutti d’accordo allora sull’urgenza di fronteggiare alcuni grandi problemi, peraltro già presenti nell’82 ed oggi di nuovo sul piatto: la frantumazione del mondo del lavoro, per esempio, e la fine delle ideologie. Occorre quindi scommettere su azioni coraggiose, come avviare un’analisi politica esterna ed interna al partito, rafforzare il dialogo e mettere di nuovo al centro dei programmi la società e le sue esigenze, fare un ragionamento preciso e mirato sull’attuale crisi che stiamo attraversando. E, soprattutto, smettere di considerarsi solo un’alternativa a progetti altrui ma diventare un partito di riferimento costruttivo e con le sue regole.
Alessandro Gallo
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