"La democrazia nell’età della globalizzazione – ordine e diritto internazionale”: se ne è parlato giovedì 8 settembre alla Festa dell’Unità di Bologna, ipotizzando i futuri assetti che potranno presentarsi nel mondo allorché i mercati dei beni e dei servizi saranno sempre più integrati.
Le domande principali poste da Lucia Serena Rossi, direttore del Centro interdipartimentale ricerche diritto europeo, sono state due: cosa si sta muovendo? Dove stiamo andando? La liberalizzazione degli scambi sul piano mondiale consente uno straordinario sviluppo degli Stati in crescita, in primo luogo il cosiddetto Bric (Brasile, Russia, India, Cina). I trasporti evolvono, la mobilità internazionale aumenta, i cittadini sono più informati grazie ad una più facile reperibilità delle informazioni, viaggiano di più, commerciano: una delle conseguenze è il più fitto intrecciarsi di accordi internazionali, molti di ambito regionale, che assai spesso prendono a modello il tipo di relazioni sulle quali si fonda l'Unione Europea. Per parte sua, il peso della Ue, nonostante la crisi di Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e ormai anche Italia, è in netta crescita sul terreno delle decisioni internazionali.
Le alleanze non sono soltanto di tipo commerciale: la globalizzazione è un fatto anche culturale di enorme portata, che già comporta e sempre più provocherà cambi radicali nel ruolo dei paesi occidentali e nella percezione che noi stessi ne abbiamo. Stiamo prendendo atto che essa mette in crisi l'Occidente favorendo l’ingresso della Cina fra le economie più forti al mondo, al punto che si parla dei nostri anni come “il secolo cinese” che succede a quello americano. Ma la Cina ha un governo autoritario con regole e leggi assai diverse dalle nostre, gioca al ribasso sui diritti dell’uomo come su quelli dell’ambiente: nessuno impedisce la costruzione nel pieno centro di Pechino di una fabbrica che emana gas nocivi alla salute.
Tutta colpa del gigante rosso, la crisi attuale? No davvero. L'Occidente, dalla Direttiva degli anni Ottanta sulla libera circolazione dei capitali, ha sistematicamente e stoltamente smantellato quasi tutti i sistemi di controllo e regolazione dei mercati finanziari. Neppure l'avvento della moneta unica europea è riuscita a impedire che alcuni Stati membri, Regno Unito, Lussemburgo, Austria, continuassero a opporsi a controlli finanziari da essi considerati troppo vincolanti. Il compito della politica internazionale è oggi questo: ripensare il sistema delle transazioni e dei controlli, tagliare le unghie alla speculazione. E, più ancora, contro la cultura dominante dell'arricchimento a ogni costo e con qualunque mezzo, diffondere e radicare una effettiva cultura dei diritti: delle persone come dell'ambiente.
Alessandro Gallo
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