Il governo italiano da una parte, l’Europa dall’altra. È su questa dicotomia, focalizzata da Lucia Serena Rossi, docente di Diritto Internazionale presso l’Università di Bologna, che si apre il dibattito di domenica 3 settembre “Europa: diritti e sviluppo. La carta di Nizza", primo appuntamento della Festa nazionale dei Diritti, in programma nell’ambito della Festa dell’Unità fino al 19 settembre.
Rossi guarda alla travagliata estate appena trascorsa, dominata dalla crisi economica, dal declassamento del debito americano da parte delle agenzie di rating, dall’attacco al debito pubblico italiano, e punta il dito contro i tagli da 300 milioni di euro da parte del Governo italiano che si sono abbattuti esclusivamente sulle fasce deboli dei cittadini, quali ad esempio i disabili e gli anziani. Proprio nel momento in cui l’Europa rilancia la tutela dei diritti in generale e, in particolar modo, dei più deboli, richiamando la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, il Trattato di Lisbona, la Convenzione di Oviedo. La UE, ricorda Rossi, specialmente dalla caduta del muro di Berlino, “si pone come organismo federale forte verso gli Stati membri e questi sono obbligati ad ascoltarla in determinate materie, pena l’applicazione di sanzioni”. L’Europa, sottolinea la docente, “ci parla di cittadinanza, diritti, democrazia in un’ampia prospettiva, rilanciando l’importanza di valori importanti come la solidarietà, al di là delle tradizioni singole e nazionali”. Tra l’altro, nell’era della globalizzazione, ogni Stato si è reso conto che non può fare da solo rispetto a problematiche come la crisi economica e l’emigrazione dai Paesi poveri.
Oggi il Parlamento europeo ha più forza, mette in evidenza il Presidente della Commissione Libertà e Giustizia Juan Fernando Lopez Aguilar: legifera in materia di immigrazione, criminalità internazionale, sicurezza, disoccupazione, ambiente, tutti temi propri di uno Stato sovrano. Nonostante il freno delle destre, “che non accettano il pluralismo politico”. Un’Europa forte è la premessa per la pace mondiale e il progresso dell’umanità. Così la pensa l’eurodeputato Vittorio Prodi, secondo cui “è basilare garantire alle popolazioni un’esistenza, anche se difficile, nel rispetto della dignità umana”. In tema di ambiente, per esempio, le risorse limitate del pianeta richiedono un “accesso equo e sostenibile, nel rispetto e nella salvaguardia dell’ambiente stesso”. Rendiamoci conto, ammonisce Prodi, che il cambiamento climatico produrrà “a breve migrazioni climatiche dal Corno d’Africa, dove si sta verificando la desertificazione dei territori”.
Dall’ambiente ai diritti della persona. È l’on. Sandro Gozi a calcare sull’omofobia: “va fatta una campagna a sostegno degli omosessuali, la cui affettività è negata e demonizzata in Italia, in questo lontana dall’atteggiamento di altri Stati europei; basti ricordare il fatto che in parlamento si è tentato inutilmente di far passare il reato di omofobia”. Ma i diritti negati sono anche altri. “Pensiamo – dice Gozi - al diritto di cittadinanza negata ai nativi italiani di seconda generazione straniera”. Il PD, continua, deve essere “un partito radicale di massa e considerare che non è corretto dividere i vari diritti, perché esiste il diritto in quante tale, come quello al cibo, alla conoscenza, ai beni comuni, alla libertà, alla giustizia, alla salute, ad un lavoro dignitoso: tutti fondamentali per realizzare una vera società democratica”. E chiude l’intervento con un detto popolare da recapitare a tutte le forse politiche: ”Le nostre terre sono state prese in prestito non dai nostri padri, ma dai nostri nipoti”.
Rita Fortunato
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