"Non si fa cassa con le donne: bisogna tornare a far sognare il Paese dopo il declino berlusconiano e per questo bisogna ripartire dai diritti, dal lavoro, dalla libertà di amarsi senza essere discriminati, dalla Costituzione”. A poco più di un’ora dall’approvazione della manovra da parte del Senato tocca a Rosy Bindi, presidente del PD, spiegare al popolo di Bologna cosa significherà per le persone normali il balletto e la stangata di Berlusconi e Tremonti.
Sotto il tendone della Sala Dibattiti soffia ancora il caldo di un’estate che sembra non voler lasciar tregua. Dalla Festa dell’Unità arriva una bocciatura solenne ai pasticci e alle angherie della destra. “L’articolo 8 permette la libertà di licenziamento ed è il frutto dell’ignoranza e della voglia di vendetta del ministro Sacconi”, attacca Bindi, che al suo arrivo al Parco Nord è stata accolta dagli applausi delle tante militanti e simpatizzanti riunite allo Spazio Donne PD per un’iniziativa di autofinanziamento. La presidente del Partito Democratico è senza freni: “Il governo prima ha scientemente ignorato la crisi, ha detto che era tutto a posto: oggi con una scelta vendicativa fa pagare la manovra ai ceti poveri, alle donne a cui ha innalzato l’età pensionabile senza tenere conto che negli altri Paesi si va in pensione a 65 anni, ma ci sono servizi e diritti che da noi non ci sono: caro governo – incalza – non si fa cassa sulla pelle delle donne”. Poi l’affondo: “Le donne fanno anche welfare, pensate se tutte ci fermassimo, altro che lo sciopero di ieri...”, taglia corto. La requisitoria verso il governo è secca: “Non ha prevalso l’area del buon senso”, taglia corto. E poi le proposte per il futuro: “L’Italia ha bisogno di un progetto e il PD ha le idee giuste: lavoro, diritti, welfare, bisogna tornare alla Costituzione”, spiega Bindi tra gli applausi. Tanti, convinti: sonora bocciatura per il governo, nuova spinta propulsiva per un partito, il PD, che da 17 anni denunciava gli errori della destra.
(l.m.)
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