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Energia: utopia o possibilità?

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Sabato 3 settembre al Caffè Linea 2857 della Festa dell’Unità si è tenuto l’incontro dal titolo “Il piano energetico nazionale: utopia o possibilità? Discussioni post referendarie”, con Marco Utili, Giuseppe Gherardi, Cesare Melloni e Claudia Castaldini.

Una breve introduzione iniziale ci spiega come in Italia manchi un piano energetico nazionale, con prospettiva temporale pluriennale, già dagli anni ’80. Ciò crea problemi alle Regioni nell’elaborazione di un loro piano energetico, che concretizzi sui territori, secondo il decreto legislativo 112/98, il decentramento amministrativo e la successiva legiferazione regionale in materia. Dopo la vittoria del sì al referendum, nel nostro Paese non si realizzeranno più centrali nucleari per la creazione di energia elettrica. I problemi legati a tali centrali sono individuati infatti nell’eliminazione delle scorie radioattive, nella mancata individuazione per queste di un deposito definitivo e dagli alti costi di manutenzione e di sicurezza degli impianti. Il PD condivide questa linea, ritenendo comunque importante che si continui la ricerca sul nucleare.

Sappiamo che l’energia primaria consumata oggi nel Paese è di 180 Mtep, di cui l’80% prodotta da fonti fossili (petrolio, metano, carbone) provenienti da Russia e Libia, e solo l’11% da fonti rinnovabili (eolico, geotermia, ecc.). Una soluzione alternativa al problema energetico, quindi, appare oggi il passaggio alle fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, solare, biomasse) che, però risultano costose e non sempre praticabili (un esempio: non posso costruire un impianto eolico dove non c’e’ vento). Innanzitutto è pertanto necessario costruire nel Paese le strutture e le infrastrutture per un loro sviluppo, che creino nuovi posti di lavoro, difendendo l’ambiente: con l’abbassamento di produzione di Co2 e polveri sottili, con il rispetto del territorio. Il tutto all’interno di un progetto che duri almeno 20/30 anni e, secondo le direttive europee del 20/20/20, si ponga l’obiettivo del risparmio energetico e dello sviluppo sostenibile.

Una decisa scelta a favore delle fonti rinnovabili, come proposto dal Partito Democratico, può diventare un’opportunità per il nostro Paese e per i territori. Ma sarà prioritario coinvolgere i cittadini, le comunità, le associazioni, le imprese, i sindacati, per condividere con loro la responsabilità delle scelte da prendere. Di pari passo con la diffusione di saperi, l’informazione per limitare i danni ambientali e socio-sanitari, la formazione e le ricerche per innovare e creare il cambiamento necessario.

Rita Fortunato



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