Riforma e rinnovamento dei partiti, questione morale, rapporto tra politica e cittadini, in un momento in cui l’onda dell’antipolitica si alza minacciosa all’orizzonte. Questi i principali temi del dibattito “La politica, i partiti, i cittadini”, tenutosi alla Festa de l’Unità di Bologna, lunedì 5 settembre.
Sul palco, accanto al moderatore della serata, il giornalista Donato Bendicenti, l’on. Gianni Cuperlo, responsabile del centro studi del PD nazionale, Stefano Bonaccini, segretario del PD dell’Emilia-Romagna, Andrea De Maria e Francesca Puglisi, rispettivamente responsabile nuove forme di organizzazione e comunicazione e responsabile scuola del PD nazionale e Carlo Galli, docente di storia delle dottrine politiche presso l’Università di Bologna.
E proprio il professor Galli ha esordito ribadendo che “in questo momento la politica si presenta, non solo in Italia, come un insieme di ceti dirigenti che non sempre sanno rispondere alle esigenze dei cittadini”. Questo provoca un pericoloso scollamento che è tuttavia recuperabile, in questa fase, a patto però che i partiti “sappiano intercettare l’ansia per il futuro, l’indignazione, la voglia di reagire che è presente nella nostra società ” e non si limitino ad essere – ha concluso il docente – “meri esecutori di mandati sovrani che non possono essere discussi”.
Anche per De Maria, la priorità non può che essere quella di “mobilitare le forze migliori dell’Italia” e compito del PD deve essere “indicare una strada alternativa a quella intrapresa dal Governo”. La responsabilità dei democratici è grande e passa tanto dai programmi quanto dalla questione morale “perché tra noi e loro c’è una grande differenza in termini di rigore e sobrietà ”. Ma il PD è pronto – ha ribadito l’ex segretario del PD bolognese – e “con orgoglio e consapevolezza è pronto a guidare un percorso che ridia un futuro al nostro Paese”.
Un futuro che passa inevitabilmente dalle nuove generazioni, ha ribadito Puglisi: “Il governo ha abbandonato la scuola, la ricerca, l’università , sprofondando il nostro Paese ai più bassi livelli europei in tema di istruzione”. Un Paese che non investe sulla formazione dei giovani “non ha futuro” ha concluso la responsabile scuola del PD, “perché solo con il sapere possiamo creare crescita e sviluppo e formare la nuova classe dirigente italiana”.
Rinnovamento, un tema che investe anche la politica e il Partito Democratico e che, per il segretario regionale Bonaccini, “va affrontato con equilibrio, perché affidarsi esclusivamente a quello che dice la carta di identità , sarebbe come prendere una facile scorciatoia”. Il rinnovamento è necessario ma deve essere teso ad “un rafforzamento del partito”; il PD ha fatto molto e sta facendo passi importanti in questa direzione e poi, ha ricordato Bonaccini, “noi abbiamo lo Primarie che sono uno straordinario strumento di partecipazione democratica e danno ai nostri iscritti ed elettori la possibilità di scegliere i propri dirigenti”.
E ancora “il nostro è un partito costruito dal basso” e non, come tanti altri, sia a destra che a sinistra “cucito sulle spalle di un leader”.
Ed è da questa analisi del segretario che parte Gianni Cuperlo per ricordare come “ad oggi non sappiamo che ne sarà del PdL quando il suo leader, il suo padrone (il deputato PD non usa mezzi termini) se ne sarà andato”. La precarietà esiste anche in relazione alle organizzazioni interne di tanti partiti politici e ciò “rende l’Italia una democrazia fragile”. La fase storica in cui è nato il PD è stata definita, correttamente, per Cuperlo, “post-ideologica” ma non si può pensare che da questo si sia passati “ad una fase post-identitaria”. Un partito, ha aggiunto il responsabile del centro studi del PD, “deve avere una sua identità ben definita, deve fare riferimento ad un bagaglio di valori che prescindono dalle stagioni politiche: la passione, l’impegno, la visione del futuro costituiscono la base di un partito politico, senza questi elementi manca tutto”.
Senza questo si rischia “l’identificazione delle forze politiche con le istituzioni, con il governo e ciò allontana inevitabilmente i cittadini”. Un partito “deve far vivere costantemente il suo rapporto con la società – ha concluso Cuperlo – deve svolgere una funzione di mediazione con i cittadini, sennò rischia di lasciare spazio ad altri soggetti e all’antipolitica”.
a cura della redazione di www.pder.it
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