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La manovra del governo? Bocciata!

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Ingiusta, inqualificabile, Indecente. Bocciata. Il popolo della festa dell'Unità ha le idee chiare: la manovra del governo è sbagliata, il governo deve andare a casa. Se ne parla nei ristoranti, è ormai ospite fisso di tutti i dibattiti, fa arrabbiare i "compagni" della vigilanza e dello stand del tappo.

La manovra cambia di ora in ora, ma l'incavolatura delle persone che pagheranno i 17 anni di errori della destra è la stessa. "Nel 1994 ha chiesto il voto agli italiani promettendo un milioni di posti lavoro, dopo 17 anni abbiamo più disoccupazione e il paese e allo stremo", taglia corto Remo Bernardi, 70 anni, ieri sera in fila per prendere un biglietto alla lotteria del Cev, l'appuntamento di autofinanziamento del Pd. Il signor Remo ha le idee chiare: "Guardi, non lo dico tanto per me che ormai..., ma per i miei figli e i miei nipoti: io lavoravo alla Sip quando l'azienda dei telefoni era un posto di elite, si stava bene e si era sicuri. Oggi i ragazzi che stanno nei call center sono sfruttati come polli. Stiamo meglio o stiamo peggio?". Trent'anni di meno le stesse certezze: "Quando con una manovra si fanno incavolare sia la Cgil sia la confindustria vuol dire che o si è dei geni o si ha torto marcio", taglia corto Gabriella, 40 anni, docente in una scuola della Provincia di Bologna. "Il Pd ha ragione: paghi chi non ha mai pagato e poi se si può cambiare la legge sulle pensioni per decreto perché il governo ci dice che non si possono tassare i capitali illecitamente portati all'estero e condonati con lo scudo fiscale di Tremonti?", fa eco Sergio, studente universitario. La spiegazione è molto semplice: basta ascolatare i camerieri del Bertoldo, uno dei ristoranti tradizionali della festa: "Lui e i suoi amici sono ricchi e stanno spolpando il Paese: Bersani ha idee e progetti e i nostri amministratori lavorano sodo, ma la destra ha portato al macero l'Italia e speriamo che sia chiaro a tutti di chi è la colpa", spiegano alle prese tra vassoi e carrelli. "Chiarire di chi è la colpa": ecco il tema. Lo rilancia Paolo, 45 anni, collaudatore di un nota impresa bolognese: "A me pare chiaro che ora il tentativo è di dire che la colpa è di tutti e di nessuno. Invece la responsabiltà è di chi ha passato tre anni a dire che la crisi non esisteva, e invece..."



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