Home >> News >> Resoconti >> "Ti racconto l'Italia: Pier Paolo Pasolini"

"Ti racconto l'Italia: Pier Paolo Pasolini"

E-mail Stampa PDF

L'attenzione critica e la ricerca dedicate all’opera di Pier Paolo Pasolini, da parte di Marco Antonio Bazzocchi, hanno dato, in questi anni, copiosi risultati: dopo l’edizione filologica della tesi di laurea del poeta, si sono infatti susseguiti i saggi intitolati L’immaginazione mitologica e I burattini filosofi, nonché gli studi monografici.

Fedele all’impostazione guida dettata dalla Casa dei Pensieri, che ha come filo conduttore il tema Ti racconto l’Italia, la conversazione prescelta da Bazzocchi trae spunto proprio dal reportage di Pasolini, La lunga strada di sabbia, per riflettere sulle trasformazioni e sulle devastazioni che hanno mutato il volto del Paese a partire dal boom economico. Tra giugno e agosto 1959, per la rivista Successo, in compagnia del fotografo Paolo Di Paolo, alla guida di una Fiat Millecento, Pasolini percorse i litorali italiani da Sanremo sino a Trieste, realizzando un memoriale affascinante, per pagine di poetica bellezza, dotate ormai anche di significativa valenza in prospettiva storico-sociale. L’artista, sostiene Bazzocchi, intuì e riconobbe i mutamenti degli italiani e dell’Italia che avvenivano ormai in tre direzioni: nell’ambito della sfera consumistica, con la comparsa di beni, quali l’automobile o il televisore; nella trasformazione dell’aspetto fisico degli individui, con l’adozione di un abbigliamento in rapida evoluzione; nella artificiosa modificazione delle coste, con il proliferare delle nuove abitazioni borghesi. Ma attorno al mondo borghese, dedito a una inarrestabile metamorfosi, era ancora possibile cogliere gli avanzi di un sottoproletariato a sua volta impegnato ad adeguarsi a nuovi codici rappresentativi, per quella necessità di riscatto che induceva le classi sociali più basse a modellare i propri desideri ad imitazione delle più alte. I luoghi descritti da Pasolini vibrano di contrasti, spesso giocati sulle reinvenzioni della fantasia degli artisti che li hanno magicamente trasfigurati, in opposizione stridente con le brutture o le semplici meschinità quotidiane. Con abilità speciale, a riprova di ciò che va narrando, il relatore sceglie dunque di leggere alcuni brani e il pubblico è indotto in tal modo ad immaginare davvero ciò che Pasolini ha visto: “Qui c’è la spiaggia del Cinquale. Un mare di memorie, alimentate soprattutto dal mio amico poeta Bertolucci, che viene a villeggiare qui, coi più squisiti dei letterati. Qui ci fu D’Annunzio. Qui tra il ’20 e il ’30 Huxley scrisse Foglie secche, e Thomas Mann - che faceva fare il bagno nudi ai figlioletti scandalizzando gli italiani - scrisse, indignato, Mario e il Mago. Da queste parti veniva anche Rilke, a pensare chissà quali dei suoi sonetti. E ci venne al confino Malaparte. Vi ha vissuto la sua lunga vita Pea. Vi ha dipinto Carrà. E, ripeto, ci vengono ancora i letterati, specie fiorentini: Longhi, Anna Banti, De Robertis […] Ora cammino per la spiaggia del Cinquale, fra tutte queste memorie contro quel po’ po’ di sfondo dei monti della Versilia; e sapete che vedo? Una banda di giovinastri emiliani distesi a pancia in giù a guardare una tedesca, tutti un po’ grassi e spennacchiati, con uno che fa l’epilettico per buffoneria. Una compagnia di tedeschi poveri: due giovanotti e due ragazze, biondi come pannocchie. Una famiglia proletaria che ha appena finito di mangiare accanto a una tenda da beduini, ridotta a spazzacucina, con un giovanotto che va a lavare i piatti in mare”. Peraltro quest’occhio di Pasolini acuto indagatore di una realtà spesso violenta e cruda, così ben espressa in Ragazzi di vita del 1955 e poi rivisitata nella produzione filmica, sei anni dopo, con Accattone, è alimentata anche dall’interesse nei riguardi della produzione pittorica di Caravaggio: nel 1951 la grande mostra voluta da Roberto Longhi aveva finalmente reso noto al grande pubblico una personalità per secoli ignorata e persino disprezzata. Un puntuale confronto tra le tele e le riprese filmiche del Vangelo secondo Matteo o de La ricotta, da tempo, ha infatti avvalorato la presenza di intenzionali citazioni iconografiche, così lontane dalla esibizione erudita, da assomigliare piuttosto all’impresa di scavo in cerca di radici, per riannodare i fili della cultura nazionale.
Alla scoperta delle persistenze e delle varianti del profilo d’Italia, il reportage pasoliniano rivela una penisola sempre più frammentata, quantunque l’avvicinamento al sud permetta di riscoprire le tracce di un mondo arcaico e autentico, benché talvolta inquietante, come trapela dalle parole riferite a Cutro: “Lo vedo correndo in macchina: ma è il luogo che più mi impressiona di tutto il lungo viaggio. È, veramente, il paese dei banditi come si vede in certi western. Ecco le donne dei banditi, ecco i figli dei banditi. Si sente, non so da cosa, che siamo fuori dalla legge, dalla cultura del nostro mondo, a un altro livello. Nel sorriso dei giovani che tornano dal loro atroce lavoro, c'è un guizzo di troppa libertà, quasi di pazzia. Nel fervore che precede l'ora di cena l'omertà ha questa forma lieta, vociante: nel loro mondo si fa così. Ma intorno c'è una cornice di vuoto e di silenzio che fa paura”. A seguito del suo scritto, lo scrittore ricevette addirittura una denuncia, ad opera del sindaco del paese: in tribunale, tra i testimoni della difesa, c’era anche l’amico Giuseppe Ungaretti. Nonostante ciò Pasolini tornò in Calabria più volte, considerandola, in modo positivo, la regione meno italianizzata di tutte. Ebbe anche modo di precisare meglio il suo punto di vista: “Anzitutto a Cutro, sia ben chiaro, prima di ogni ulteriore considerazione, il quaranta per cento della popolazione è stata privata del diritto di voto perché condannata per furto: questo furto consiste poi nell'aver fatto legna nella tenuta del barone. Ora vorrei sapere che cos'altro è questa povera gente se non 'bandita' dalla società italiana, che è dalla parte del barone e dei servi politici? E appunto per questo che non si può non amarla, non essere tutti dalla sua parte, non avversare con tutta la forza del cuore e della ragione chi vuole perpetuare questo stato di cose, ignorandole, mettendole a tacere, mistificandole". Queste ultime parole, lontane da noi di alcuni decenni, non potrebbero tuttavia risultare più vicine alla sensibilità di molti.
Soffermandosi sulle osservazioni che meglio documentano il processo di disgregazione del volto della nostra nazione, proprio a partire dagli anni del boom economico, Marco Antonio Bazzocchi, abilmente, ha pertanto tracciato una sorta di peplo d’Italia: allo studioso va anche il plauso d’essere riuscito a sollecitare le nuove curiosità del suo pubblico, nei confronti di una produzione pasoliniana generalmente ignorata dalla maggior parte dei lettori.
Fabia Zanasi

 



Condividi sui Social Network:
 

Calendario della Festa

<<  Maggio 2012  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
   1  2  3  4  5  6
  7  8  910111213
14151617181920
21222324252627
28293031   

PDBologna su Facebook

Festa Nazionale dei Diritti su Facebook

Sito compatibile con IE / Safari / FF / Chrome / Opera / dispositivi Mobile