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Con la cultura non si fa cassa

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Tre assessori lo stesso messaggio. Alberto Ronchi (Comune di Bologna), Giuliano Barigazzi (Provincia di Bologna) e Massimo Mezzetti (Regione Emilia-Romagna), un solo monito: basta alla demagogia della destra per cui cultura è sinonimo di spesa facile.

“No, la cultura è una priorità ed è un bene che su questo la giunta Merola sia stata chiara e il sindaco, fin dalla campagna elettorale, abbia detto che stiamo parlando di una priorità”, spiega Ronchi. Sulla stessa linea anche Mezzetti, che ricorda come la cultura in Emilia-Romagna sia fonte di reddito per 20.000 persone, abbia centinaia di imprese coinvolte per un fatturato complessivo di 100 milioni di euro. Il messaggio che mercoledì 31 agosto parte dalla Festa dell’Unità - al dibattito in Sala Centrale prende parte anche Fabrizio Festa, responsabile Cultura del PD di Bologna - è di quelli che non ammettono repliche: “Non dobbiamo pensare che sia tagliando un po’ di fondi alla cultura che si risolve il problema della crisi”, insiste Barigazzi, che ricorda con orgoglio come l’anno scorso, per la prima volta, la Provincia di Bologna, nonostante i tagli imposti dal governo, abbia lasciato intatto il budget del suo assessorato.

Ronchi parla chiaro: programmazione, evitare doppioni, mettere in più forte sinergia Comune, Regione e Provincia: “Non possiamo finanziare ognuno cose diverse, dobbiamo mettere in fila le priorità e seguire questa logica”, insiste l’assessore bolognese, che trova la sponda dei due colleghi Mezzetti e Barigazzi. L’assessore regionale è ancora più netto nel rivendicare il valore economico della cultura quando mette in fila due semplici numeri: 5% e 0,20%. Il primo è quanto la cultura porta alla produzione nazionale, il secondo è quanto lo Stato destina ogni anno alla cultura. “E pensare che il governo ha investito ingenti miliardi per comperare nuovi aerei da guerra, un cifra che da sola vale metà della manovra di cui sta parlando il Paese”, racconta desolato Mezzetti. Per fortuna che l’Emilia-Romagna e Bologna sono un’altra cosa: “Stiamo facendo una grande mappa dei beni patrimoniali e associativi del settore cultura”, spiega Barigazzi per confermare che, nonostante la crisi, qui non si getta la spugna.

(l.m.)



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