Uno stop alla demagogia. Una denuncia severa, senza giri di parole, della gravità della manovra (versione numero quattro) del governo. E degli annessi tentativi di applicare, l’ennesima, “arma di distrazione di massa”: parlare di costi della politica per ignorare il fallimento del governo, che prima ha negato la crisi e adesso la scarica tutta sui più deboli.
Nel giorno in cui il governo Bossi-Berlusconi ha deciso di ignorare il grido che si è levato dal corteo dei sindaci, dei presidenti di Provincia e di Regione, che ha portato nelle piazze di Milano il dolore dell’iniquità di una manovra tutta tagli e tasse, dalla Festa dell’Unità di Bologna si alza forte la voce del PD, quella di un partito che chiede rigore ed equità, giustizia sociale e sviluppo. Parco Nord, dibattito dedicato ai famigerati “costi della politica”. Sul palco un parlamentare come Salvatore Vassallo, due presidenti di Provincia, Beatrice Draghetti di Bologna e Matteo Ricci di Pesaro, due amministratori di primo piano come Loretta Lambertini e Marilena Fabbri, Marco Monari, capogruppo del PD in Assemblea Regionale, e il presidente del Forum Politiche locali del Partito Democratico nazionale Claudio Martini.
A sgombrare il campo dalla demagogia è Draghetti: “Certo che serve una revisione degli assetti dello Stato, ma l’idea di cancellare le Province un tanto al chilo come è stato deciso in un pomeriggio di solleone ad Arcore non sta in piedi: se si pensa di fare cassa così si prende in giro i cittadini perché se si mettono le Province nel tritacarne – attacca Draghetti – il sugo che ne esce sarà davvero ristretto”. La sala applaude, così come strappa il sostegno del pubblico un combattivo Monari: “La manovra numero tre, perché siamo alla terza manovra in poco tempo, sta mettendo in ginocchio il Paese: solo tagli, nulla per la crescita e per lo sviluppo: il governo – taglia corto il numero uno del Pd in Assemblea regionale – colpisce i servizi, le imprese, le persone. È uno scenario indegno”. Draghetti rincara la dose: “Viviamo in un tempo in cui l’iniquità tra ricchi e poveri aumenta, eppure dal governo…..”.
A riempire i sospiri di Draghetti ci pensa Ricci: “Si dà fumo negli occhi dei cittadini dicendo che bisogna tagliare, tagliare la politica, ma questo è perché non si vuole parlare della crisi e del fallimento del governo”. “Un governo del federalismo delle tasse”, incalza Vassallo. Più dura Fabbri: “Chi fa l’amministratore pubblico dovrebbe essere stimato perché in questo momento è davvero difficile”, taglia corto. E così, in una serata inizialmente destinata a scivolare via tra vitalizi, benefit e auto blu, la crisi e la mannaia del governo mettono a soqquadro la scaletta e prendono in sopravvento: “Bisogna essere chiari: il governo ha deciso di colpire gli enti locali per fare cassa”, incalza Monari che parla dei tagli iniqui e ingiusti di una manovra che pesa per il 50% su Regioni, Comuni e Province, benché questi producano solo il 5% del debito pubblico nazionale con il restante 95% frutto del governo centrale. “Governare in un altro modo è possibile”, spiega Lambertini, con ancora nelle gambe la “fatica” della protesta milanese. “Sì: la nostra Regione ha scelto di sostenere imprese e persone, servizi e investimenti e di agire tagliando vitalizi e gettoni ben prima che fosse di moda”, spiega Monari che annovera tra i successi “made in Pd” anche l’aver sostenuto per tempo le Unioni e le fusioni di Comuni. “Adesso – è la sfida di Monari al Governo – vorrei che le stesse cose si facessero da Bolzano a Pantelleria”.
(l.m.)
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