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Una storia lunga più di 2000 anni: Bologna

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L’offerta della sessantaseiesima Festa provinciale dell’Unità, che coincide con la prima Festa nazionale dei Diritti, si è aperta, giovedì 25 agosto, con il tutto esaurito dell’incontro “Bononia-Bologna: 2200 anni. Eredi e protagonisti di una grande storia”, promosso dalla Casa dei Pensieri (giunta alla sua ventunesima edizione) nell’ambito del ciclo di conferenze “La cultura: un diritto”.

Rimandando ad un'occasione "dedicata" e - stante la tirannia del termometro - meno accaldata la trattazione degli anni più recenti, Giovanni Brizzi, Jacopo Ortalli, Rolando Dondarini ed Eugenio Riccomini, studiosi fra i migliori espressi dalla nostra città, introdotti da Patrizia Gabellini assessore comunale all'Urbanistica hanno delineato i passaggi fondamentali che, dal punto di vista socioeconomico e culturale, caratterizzano la nascita e lo sviluppo della nostra città dal II secolo all'età moderna.

Nascita che, ricorda Brizzi, si colloca nel 189 a. C.: qualche anno a monte, quindi, della realizzazione, in piena epoca romano-repubblicana, della via Emilia (tracciata nel 187 a. c. come confine fra territorio romanizzato e “resto del mondo” e come moderna e veloce piattaforma per movimentare persone e cose tra Piacenza, Rimini e le altre città di colonizzazione fondate ai piedi del rilievo appenninico), una scelta determinante per le successive fortune del nostro territorio e un momento in cui la pianura padana diventa il laboratorio politico di un’area che successivamente si estenderà fino ai piedi delle Alpi e nella quale la città di Bologna giocherà un ruolo primario con la forza di un già consolidato background.

Nella Bologna attuale, fra l'altro, percepiamo ancora le geometrie della città antica, nelle quali Ortalli sottolinea denotarsi l’attualità di scelte effettuate duemila anni or sono e il permanere di antichi gesti e di antiche storie come il tratto urbano della via Emilia, i quadrivii posti in corrispondenza di piazza di porta Ravegnana e dell’incrocio fra le attuali vie Ugo Bassi e Marconi, la cura agrimensoria del territorio che è facile leggere nelle fotografie aeree.
Nell'attuale città è possibile individuare ulteriori e significative permanenze di epoca romana: i resti dei complessi templari che si trovavano in via Porta di Castello (all’interno, quindi, dell'abitato) e in piazza San Giovanni in Monte (già “fuori porta” rispetto alla cinta muraria dell’epoca), del teatro di via Carbonesi, del foro di Sala Borsa e i materiali reimpiegati nella costruzione di edifici successivi come il complesso delle Sette chiese.

Di lì a poco, osserva Dondarini, al pari di altri “cadaveri di città semidistrutte” per l’esaurimento della loro fase propulsiva, in concomitanza con fattori climatici avversi e stante la persistenza di instabilità di carattere politico (che, fra l’altro, portarono in città anche la peste nera), per la prima volta Bologna si ripiega su se stessa: in un contesto, peraltro, nel quale l’Emilia occidentale diventa “longobarda” fino ad anni tutto sommato recenti (risale al 1859, infatti, il recupero dei caratteri della “regio octava” di età romana anche attraverso la delimitazione dei confini lombardi nell’Oltrepò).
Attorno al Mille, a seguito di mutate condizioni sociali (e, non secondariamente, meteorologiche), la nostra città -posta al centro della viabilità pedecollinare e di un contesto che ha i suoi confini geografici nel il versante adriatico, nel Delta padano, nelle Prealpi e nel golfo di La Spezia- torna a proiettarsi verso l'esterno e ad affermarsi come territorio votato agli scambi, sia materiali (le merci) che immateriali (le idee).
E' il contesto nel quale assistiamo alla nascita dell’ateneo cittadino, alla costituzione della città in forma di Comune, alla regolamentazione della costruzione dei portici, alla liberazione da parte del Comune di 1875 servi dai loro padroni tramite il pagamento di un riscatto per la prima volta indifferenziato e paritetico fra uomo e donna, alla costruzione dei canali e della chiusa sul Reno a Casalecchio (quindi la regimentazione delle acque per la produzione e il governo dell’energia), all'affermazione della città come capitale dell’industria della lana prima e della seta poi, e in seguito alla ribellione contro il legato pontificio, alla costruzione della cattedrale di San Petronio, alla caduta dei Bentivoglio e all’entrata della città in una fase di “normalizzazione” che giunge fino all’epoca della rivoluzione francese e dell’età napoleonica.

Ma qual è, nella città contemporanea, l’eredità realmente innovativa che le antiche esperienze ci consegnano? Riccomini non ha dubbi: quella che con l’acquisto per parte comunale dell’isolato compreso fra l'Archiginnasio, la scalinata di San Petronio, il palazzo d’Accursio e la prosecuzione del'attuale via Orefici al di sotto del costruendo palazzo del Podestà porta alla realizzazione di un monumento fatto di vuoto, di luce e di aria nel quale ancor oggi il sentimento di Bologna trova forma in ogni passaggio cruciale della sua storia.

(d.b.)



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