FestUnità 2009 - Bologna

 
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Il Congresso "momento cruciale per un partito che ha l'ambizione di diventare forza di governo"

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“Scelgo Dario Franceschini perchè conta il progetto, non le provenienze. Non ho dubbi che Bersani sarebbe un ottimo segretario, ma attorno a lui si trasmette l’idea di un ripiegamento identitario che, se prevale, rischia di non accreditarci come guida autorevole del Paese”.

Piero Fassino, ultimo segretario dei DS, liquida senza sbavature anche la domanda più scomoda fatta in casa dell’’avversario’, alla Festa dell’Unità del PD di Bologna, dove Pier Luigi Bersani gode del consenso più ampio fra i dirigenti, gli amministratori e gli iscritti, almeno sulla carta. Imbeccato dal direttore del Tg3 Antonio Di Bella, Fassino per oltre un’ora e mezza intrattiene il pubblico della Festa spaziando fra i temi di più stretta attualità, dal Congresso del PD alla libertà di informazione, fino a ragionare sulla crisi europea della sinistra (“Ha costruito la sua identità nel ‘900 ed ora sono destrutturati i pilastri economici, sociali, culturali su cui è nata e cresciuta”).

“Mi aspetto che il Congresso - dice - non sia vissuto come una scadenza organizzativa interna, ma come il momento cruciale nella vita di un partito che ha l’ambizione di diventare forza di governo”. Un passaggio in cui dimostrare che “siamo una comunità che ha un comune destino, con toni pacati e rispetto reciproco e il dibattito ne guadagnerà. Al centro non ci siamo noi ma l’Italia con le sue speranze e i suoi bisogni, dobbiamo elaborare un progetto e mettere insieme le energie per realizzarlo. Chi vincerà sarà il segretario di tutti e le scelte politiche che usciranno saranno quelle di tutti”. L’ambizione è quella di essere un “partito moderno e strutturato che, oltre agli iscritti, deve coinvolgere nelle sue battaglie anche gli elettori che sono la ricchezza di un partito, non un problema”. A guidarlo, Fassino vuole l’attuale segretario. Sei mesi, spiega, “non sono sufficienti per considerare esaurita una leadership, e non credo che faccia bene al PD dare l’impressione di bruciare in fretta i suoi leader”. Tra l’altro, aggiunge, “molte delle scelte che ha fatto le avrei fatte anch’io”, dal caso Englaro al ruolo avuto nella fondazione dell’Alleanza progressista dei Socialisti e dei Democratici in Europa. Soprattutto, però, sottolinea con forza Fassino, “dobbiamo scegliere il segretario che più e meglio rappresenta l’ispirazione che ha dato vita al PD, quella di un grande partito con un profilo largo e aperto”. Se non fosse così “butteremmo all’aria anni di lavoro, divideremmo quanto abbiamo unito, faremmo prevalere il passato sul futuro. Non dobbiamo trasformare questa sfida in una rivalità tra ex Ds ed ex Margherita”.

Capitolo alleanze. Fermo il punto che “fare da soli non è un’ipotesi realistica” (“ma vocazione maggioritaria non significa questo”), tre sono i criteri che Fassino indica: base programmatica condivisa, attenzione alle specifiche situazioni territoriali e confluenza degli alleati prima del voto. “Di quali forze parliamo?”, incalza Di Bella. In questo primo anno di governo, risponde l’ex segretario DS, i tre partiti di opposizione - PD, Idv e Udc - hanno votato quasi sempre insieme, perciò “se questa convergenza si compirà potrà anche trasformarsi in un’alleanza politica”.A livello locale, poi, entra in gioco anche la sinistra che si assume la responsabilità di governo, e “per essere più forti e più credibili guardiamo ai movimenti anche nel campo del centro destra, che magari hanno l’ambizione di rompere quella coesione”.
Anche in Parlamento, ragiona Fassino, la maggioranza è “solida solo all’apparenza e in queste settimane è emerso che chi non crede nel centro destra berlusconiano sono gli stessi suoi componenti”. Per dire, le suggestioni della Lega e del Partito del Sud, è la teoria di Fassino, “prendono fiato quando non c’è una guida salda e autorevole. Senza parlare della crisi per cui  il governo “non ha alcuna strategia”. Venendo, infine, al “bagaglino” messo in piedi dal Presidente del Consiglio negli ultimi mesi e al tentativo di mettere l’informazione “al servizio del potere”, Fassino non ha dubbi: “Siamo oltre ogni livello di guardia. Della Rai si sta facendo ‘carne di porco’, siamo di fronte a un delitto perché si sta ammazzando la più grande impresa culturale, intellettuale, giornalistica e di svago del nostro Paese”.



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