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È questa la cadenza, chiara, costante, che domenica 21 settembre, intervistato da Nadia Zicoschi, Piero Fassino indica a quella che è “una delle più grandi forze politiche del continente” (nei 27 Paesi dell’UE sono solo cinque i partiti con più del 30% dei consensi). E che perciò, conapevole che “nessun Governo cade dopo 5 mesi”, è nelle condizioni di costruire “un’opposizione forte”.
Opposizione di cui sembra esserci grande bisogno. Lo dimostra la situazione di Alitalia, “monumento dell’arroganza e dell’insipienza” dell’esecutivo: se oggi “siamo appesi a un filo” è “per come da mesi viene condotta la vicenda”. Per l’ultimo segretario nazionale dei DS ci sono “anche responsabilità dei sindacati”, soprattutto di quelli autonomi dei piloti, ma la CGIL non ha fatto altro che farsi carico di un accordo che potesse tenere.
E poi c’è la scuola. L’Italia ha il 50% dei laureati di USA, Inghilterra, Germania e Francia, e se confrontata con le altre realtà europee ha un abbandono scolastico superiore alla media, meno posti negli asili e la spesa minore per la ricerca. Se non si investe di più si rischia “un deficit di competitività” che pagheranno le generazioni future.
Come si spiega allora la popolarità di Berlusconi? Il Governo, osserva il ministro ombra degli Esteri, “pratica, con efficacia, una strategia della doppia verità”. C’è “una verità per il popolo”, al quale si lancia “un messaggio decisionista”, e “una verità dei fatti”, che sconfessano quanto si mostra di aver deciso: è così per la riduzione delle tasse, è così per per la sicurezza. Ma tutto ciò non emerge, anche perché c’è “un impressionante conformismo informativo”, una stampa “che sta assecondando questa doppia verità”.
Il confronto si conclude sul PD e sul tema delle alleanze. Alleanze che, per Fassino, vanno pensate “a partire dal cambiamento della geografia politica” del nostro Paese avvenuto grazie al PD, che nascendo ha posto le condizioni per “una dialettica dell’alternanza”. Questo significa dar vita ad alleanze che abbiano il proprio “pilastro fondamentale” nel Partito Democratico. E se con Di Pietro l’alleanza “non è messa in discussione”, con l’UDC c’è “un interesse comune” a una “convergenza dell’opposizione”, per renderla “più efficace”; mentre con la sinistra radicale – che sta attraversando “una crisi drammatica”, che “mi preoccupa” – si tratta di vedere se è possibile ricostruire un rapporto “dentro questo nuovo scenario”. Tenendo conto dei contesti territoriali. Perché alle porte, ricorda, c’è un voto amministrativo, e le alleanze devono essere “figlie di condizioni specifiche obiettive”. Quelle del 2009 saranno elezioni importanti, e “impegnative”: nel 65% dei casi riguarderanno realtà amministrate “da noi”, perciò “abbiamo tutto da perdere”. I riflettori saranno puntati, in particolare, su Bologna, la città più grande chiamata a rinnovare Giunta e Consiglio comunale: e Fassino non dubita che “intorno a Sergio Cofferati” si raccoglierà “un forte consenso”.













